sabato 24 agosto 2013

Orto: il compostaggio


Il ciclo della natura
In natura la sostanza organica morta, come foglie secche, feci, spoglie di animali e così via, viene decomposta da microrganismi, insetti e lombrichi presenti nel terreno, fino ad essere trasformata in acqua, anidride carbonica, sali minerali e humus. Con il compostaggio, l'essere umano  ha voluto ricreare questo processo in modo controllato, così da poter disporre di concime da utilizzare nella coltivazione delle piante. Io mi occupo di compostaggio da tempo ed ho iniziato a farlo per rendere “qualitativamente migliore” la spazzatura: nel mio comune non si fa la raccolta porta a porta, i bidoni della differenziata sono piuttosto lontani ed ognuno smaltisce in coscienza i suoi rifiuti. Facendo compostaggio da dieci anni, dapprima ho eliminato dal sacco della spazzatura gli ingombranti rifiuti organici ed ora riesco a fare una buona differenziata, portando nel luogo di raccolta solo carta, vetro, olii esausti e indifferenziata. Inoltre, avendo un orto dietro casa, dispongo del concime sufficiente per le mie piante. Ma anche se non avete un orto, una buona ragione per fare compostaggio potrebbe essere la coscienza civico-ambientalista in quanto, utilizzando una parte dei rifiuti organici per produrre compost, ne riduciamo quelle quantità che l'autorità preposta (il Comune) è costretta a gestire con difficoltà e ingenti costi. Tenete presente che alcuni Comuni evoluti, specialmente nel Nord Italia, appunto per evitare i disagi della gestione dei rifiuti organici (causa degli odori molesti tipici delle discariche), forniscono gratuitamente un composter e offrono uno sconto sulla tassa dei rifiuti, che di questi tempi non è poco. Informatevi presso il vostro Comune.

Compostaggio tramite composter
Il composter è un contenitore di forma cubica o piramidale, dotato di un coperchio in alto per il caricamento del materiale da compostare, e di uno sportello in basso per prelevare il compost maturo. Nelle pareti di questo contenitore sono presenti una serie di fessure o fori, utili per la circolazione dell’aria al suo interno. La base del composter è a diretto contatto con il terreno, in modo da facilitare la fuoriuscita dei liquidi e favorire l'azione di insetti e lombrichi nel processo di trasformazione in humus. I microrganismi necessari a questa trasformazione sono detti aerobi, cioè vivono solo in presenza di ossigeno. Se quest’ultimo viene a mancare, essi muoiono e lasciano il posto ad altri microrganismi detti anaerobi (vivono solo in assenza di ossigeno) che avviano una sorta di degradazione del materiale, ma producendo sostanze maleodoranti e tossiche per i vegetali. Per questo il composter è dotato dei fori laterali: essi permettono una buona ossigenazione della materia organica, evitando la formazione dei microrganismi anaerobi. I materiali da compostare non devono mai essere né troppo bagnati né troppo asciutti. A tal proposito bisogna saper miscelare sapientemente (ma non troppo, non vi spaventate) scarti freschi e scarti secchi. Gli scarti freschi, o verdi, sono: erba appena sfalciata, foglie verdi, residui di cibo, ecc..., mentre gli scarti secchi, o marroni, sono: foglie secche, paglia, trucioli di legno, carta e cartone. Alla base del composter va predisposto uno strato drenante fatto di materiale come ramaglie e potature sminuzzate, quindi possiamo iniziare a riempire il contenitore. Man mano che il composter andrà riempiendosi, il materiale messo per prima si trasformerà prima e, dopo circa sei mesi, sarà possibile prelevarlo dallo sportellino posto alla base per essere utilizzato. Il mio consiglio, però, è quello di farlo maturare ancora un paio di mesi fuori dal composter. Per facilitare la trasformazione sarebbe utile procedere saltuariamente ad un rivoltamento, usando il forcone.

Compostaggio sul balcone
Non so se questo è un mio brevetto o lo fa qualcun altro, però faccio compostaggio anche sul balcone. Utilizzo il balcone dove tengo i vasi con i fiori e gli odori per la cucina (basilico, prezzemolo, maggiorana, peperoncino, ecc...), che sovente si sporca di foglie, petali di fiori, rametti secchi. Utilizzo un semplice vaso, abbastanza grande, nel quale dispongo circa tre centimetri di terriccio sul fondo. Quando passo la ramazza per  raccogliere le foglie cadute o le altre parti organiche della pianta, le metto in questo vaso. Il sottovaso lo dispongo a mo' di coperchio, ma potreste anche lasciarlo al suo posto. Quando il vaso è pieno, copro il tutto con altri tre centimetri di terriccio, l'aspetto è quello di un normale vaso di terra, ma, sotto, la materia organica è in fermento. Lascio stare così per circa tre/quattro mesi, poi inizio ad innaffiare in modo da accelerare il processo di trasformazione della materia organica. Se non vi disgusta, potete mettere a questo punto uno o due lombrichi, che daranno una mano importante al raggiungimento del prodotto finale. Dopo altri tre mesi circa, avrete il vostro terriccio “fatto in casa”.

Cosa compostare
Non tutto il materiale organico che abbiamo a disposizione è compostabile e... non tutto il materiale che pensiamo sia organico lo è veramente, specie quando si tratta di carta (ad esempio quella plastificata non è adatta). Di seguito troverete una tabella che vi indirizzerà alla selezione dei vostri scarti e... buon compostaggio!


Morale della favola: facendo compostaggio farete del bene all'ambiente e avrete un ottimo concime per le vostre piante.


Clicca sull'immagine sotto per vedere cosa compostare:





domenica 10 marzo 2013

Le Zeppole di San Giuseppe


Un dolce squisito ed economico
Uno dei miei dolci preferiti in assoluto è la zeppola di San Giuseppe, peccato (o per fortuna) si trovi nelle pasticcerie solo a marzo, in occasione del Carnevale e della Festa del papà. Sarà per questo che ho imparato a farmele in casa, scoprendo che, tra l’altro, sono facilissime da fare e ad un costo veramente irrisorio. Ho scoperto anche che questo dolce ha un’origine che si perde nel buio dei tempi: le sue radici affondano addirittura nell’antica Roma, nelle “Liberalia”, le feste in onore del dio Bacco, dove il vino scorreva a fiumi accompagnato da frittelle di frumento fritte. La zeppola moderna, però, nasce ufficialmente solo nel 1837, a Napoli, ad opera di Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino e noto gastronomo dell’epoca. Da quando è stata istituita la festa del papà,  il 19 marzo 1968, la zeppola ne è divenuta il dolce ufficiale. Ne esistono due varianti: quella fritta, l’originale, e quella al forno, più salutare da un punto di vista dietetico (che per me va benissimo!).

Ricetta per circa 20 zeppole
Ingredienti impasto: mezzo litro di acqua, 50 gr di burro, 250 gr di farina, 7 uova intere, sale fino.
Ingredienti crema: 1 litro di latte, 6 tuorli d’uovo, 12 cucchiai di zucchero, 6 cucchiai di farina, 1 limone.
Guarnizione: zucchero a velo, ciliegie candite.
Procedimento: Mettere in una pentola l’acqua, il burro e un pizzico di sale e accendere il fuoco a fiamma media. Poco prima che l’acqua inizi a bollire, versare la farina e mescolare in modo energico con una frusta fino a quando il composto non si staccherà dai bordi per formare una specie di “palla”. Aggiungere le uova, ma uno alla volta, continuando a mescolare con la frusta, anche elettrica se ce l’avete, e fate riposare l’impasto ottenuto per almeno 20 minuti.
Mettere il composto in una sacca per i dolci e, sulla teglia da forno, creare delle specie di ciambelle delle dimensioni che preferite, infornare a 180 gradi per circa mezz’ora, o comunque fino a quando non saranno dorate (ogni forno è diverso dall’altro, meglio regolarsi ad occhio).
Crema: unire in una ciotola i tuorli d’uovo allo zucchero, quindi aggiungere la farina, un cucchiaio alla volta, e amalgamare per bene. Mettere il latte sul fuoco e farlo scaldare senza giungere all’ebollizione e versarvi il composto precedentemente ottenuto insieme a due pezzetti di buccia di limone, girare fino ad ottenere un composto cremoso. Far raffreddare e guarnire le zeppole con la crema inserita in una sacca per dolci. È possibile ottenere una crema chantilly aggiungendo alla crema normale della panna. Il tocco finale sarà spolverare le zeppole con lo zucchero a velo e aggiungere una ciliegia candita sulla sommità.


Morale della favola: le zeppole sono dolci squisiti ed economici, che è possibile fare in casa senza troppa fatica.



lunedì 26 settembre 2011

Le lampadine a risparmio energetico e i rischi per la nostra salute

È finita la storia delle vecchie lampadine al tungsteno
Se avessi scritto questo articolo sulle lampadine a risparmio energetico (o lampade fluorescenti compatte o, nella vecchia dicitura, lampade al neon) qualche anno fa, vi avrei consigliato di utilizzarle al posto delle normali lampadine ad incandescenza, ma ci ha pensato l'Unione Europea a stabilire che, entro il 2012, queste ultime non potranno essere più prodotte e dovranno sparire dal commercio entro il 2016. Le lampadine a risparmio energetico diventeranno quindi la principale fonte per l'illuminazione pubblica e domestica, con i tanti vantaggi che ne deriveranno.

Lampadine a confronto
Le lampadine ad incandescenza sono le comuni lampadine, costituite da un bulbo in vetro riempito di gas inerte, all'interno del quale un filamento di tungsteno, attraversato dalla corrente elettrica, crea una resistenza diventando incandescente ed emettendo luce. Una luce modesta, una grossa produzione di calore, un precoce invecchiamento (circa 1000 ore di vita) e un forte consumo energetico (classe di efficienza energetica F o G). Esistono da 25-40-60-75-100-150-200 watt. Ma hanno anche alcuni vantaggi rispetto alle lampadine a risparmio energetico: non hanno bisogno di tempo per “carburare” ed arrivare ad emettere tutto il loro potenziale luminoso, la luce è calda, con un ottimo indice di resa cromatica, l'intensità luminosa può essere regolata attraverso apposite manopole dette “dimmer”, hanno dimensioni ridotte e soprattutto non sono pericolose per l’ambiente (poi vi spiegherò cosa voglio dire).
Le lampade fluorescenti compatte (CFL), presentano invece numerosi vantaggi: il primo è senza dubbio quello del risparmio energetico (classe di efficienza energetica A), che non si discute, facendo risparmiare fino all'80% rispetto alle lampadine tradizionali. La durata media della loro vita media si aggira sugli otto/dieci anni, che è tantissimo rispetto l'anno di vita medio delle vecchie lampadine. Oggi anche le loro dimensioni, rispetto al passato, sono notevolmente ridotte grazie alla loro forma a serpentina o spirale, dimensioni paragonabili a quelle delle lampadine classiche. Ma come funzionano? Agli estremi del tubolare sono presenti degli elettrodi che, attraversati dall’energia elettrica, fanno sì che si attivi una sostanza fluorescente presente nel tubolare stesso, la quale emetterà radiazioni ultraviolette che, a contatto con determinate polveri sempre all’interno del tubo, si trasformeranno in radiazioni luminose. La qualità della luce emessa dipende molto dal tipo di miscela fluorescente utilizzata, che può variare da un tipo di lampadina ad un altro. Le miscele di polveri di ultima generazione hanno permesso di ottenere delle tonalità di luce non dissimili da quelle delle vecchie lampadine ad incandescenza, con un indubbio vantaggio del comfort visivo. Possiamo lasciarle accese senza troppi patemi d’animo: meno accensioni e spegnimenti hanno, più durano e meno consumano!


Ma non tutti sanno che…
L’allarme è partito addirittura nel lontano 1990 negli USA, quando l’EPA (Environmental Protection Agency) aveva riscontrato la presenza di grosse e anomale concentrazioni di inquinanti nelle acque di drenaggio delle normali discariche, tra cui il mercurio, la sostanza più inquinante presente sul nostro pianeta. E sì, purtroppo nella sostanza fluorescente alla base delle lampadine a risparmio energetico c’è il mercurio, la cui oscillazione degli atomi trasforma i raggi ultravioletti in raggi luminosi, come descritto precedentemente. Pensate che 1 milligrammo di mercurio è capace di inquinare 4000 litri di acqua! Questo, purtroppo, smentisce l’idea comune dell’eco-compatibilità di queste lampadine, visto che dietro al “mito” del risparmio energetico c’è il problema delle sostanze tossiche in esse contenute. Il problema non è tanto nel processo di smaltimento, che dove eseguito correttamente non dovrebbe comportare nessun danno ambientale, ma sorge qualora lo smaltimento non avvenga come stabilito dalla legge o non avvenga proprio. Si è calcolato che la quantità di mercurio riversato nell’ambiente a causa del mancato smaltimento delle CFL raggiungerà la spaventosa cifra di 3 tonnellate nel 2020! È assurdo che nel 2011 la Comunità Europea abbia deciso di mettere al bando le vecchia lampadine ad incandescenza senza che in Italia si sia fatta una campagna per il corretto smaltimento delle lampade fluorescenti compatte, che finiscono nei normali bodoni della spazzatura riversando nell’ambiente il pericolosissimo mercurio. Pensateci bene: ma le sapevate queste cose? Dove buttate le vostre lampadine a risparmio energetico? Siete consapevoli che buttando una lampadina a risparmio energetico nella pattumiera date il vostro piccolo contributo al disastro ambientale?

Come si smaltiscono le lampadine a risparmio energetico?
Le lampadine a risparmio energetico, una volta esaurite, diventano “rifiuti pericolosi” e non possono essere smaltite nella normale pattumiera o nel cassonetto. Cosa farne allora? Qui le notizie a disposizione sono poche e poco precise. Dal novembre 2007 il decreto ministeriale 185/2007 ha reso operativo il decreto legislativo 151/2005 che disciplina proprio lo smaltimento di questo tipo di prodotti: in teoria bisognerebbe riconsegnare queste lampadine esaurite nei punti vendita, come avviene per i normali elettrodomestici usati, per cui già paghiamo una tassa di riciclaggio anticipata di 22 centesimi per lampada. In verità nessun punto vendita le accetta, perché, anche se c’è il decreto, nessuno ha detto come si deve fare lo smaltimento ed i negozi rifiutano di accumulare lampade usate che non sanno poi dove buttare (finiranno ugualmente nella normale pattumiera?). Nel 2004 è stato addirittura creata Ecolamp, un consorzio per il recupero e lo smaltimento di apparecchiature di illuminazione, che, è evidente, non funziona. La mia esperienza personale è di aver tentato la riconsegna di alcune lampadine esaurite in tre punti vendita, ma gli addetti sono caduti dalle nuvole. Le lampadine le ho ancora qui a casa, in attesa che qualcuno si degni di farmi sapere cosa ne devo fare.

Quando la lampadina cade e si rompe…
Ma cosa succede in casa se dovesse rompersi una lampadina a risparmio energetico? Nessuno ci parla dei reali rischi che si corrono nel contatto con le polveri e le altre sostanze che si liberano nell’ambiente dopo la rottura di una CFL o fluorescente tubolare. A livello di Comunità Europea, al momento esiste solo un’interrogazione che rende noto il problema, ma nulla di concreto per la tutela dei cittadini. A questo punto torna in nostro aiuto l’EPA - Enviromental Protection Agency, che ha pubblicato un testo, aggiornato il 25 febbraio 2008, con suggerimenti sui comportamenti da adottare in caso di rottura di questa lampadine, per tutelare la salute e rimuovere-smaltire le scorie:
1) Spegnere i sistemi di condizionamento e aerare il locale per almeno 15 minuti;
2) non usare aspirapolvere o scope, che potrebbero causare la frammentazione e la dispersione delle particelle di mercurio;
3) non raccogliere frammenti e polveri con le mani, ma aiutarsi con corpi rigidi, come fogli di cartone;
4) sistemare il materiale raccolto all’interno di contenitori ermetici (ad es. vasi di vetro con coperchio o sacchetti di plastica);
5) se avete erroneamente usato un aspirapolvere per raccogliere le scorie, rimuovere il sacchetto interno e riporlo senza aprirlo in un sacco di plastica a chiusura ermetica;
6) se gli indumenti sono entrati in contatto con le polveri fuoriuscite dalla lampadina, non lavarli assolutamente in lavatrice, ma riporli all’interno di contenitori ermetici ed eliminarli;
7) portare in discarica i materiali sigillati, affinché vengano adeguatamente smaltiti.
Abbastanza allarmante, vero? Ma non finisce qui. È dello scorso anno la notizia, ripresa dalla AdnKronos, che l’Ufficio Federale della Sanità Pubblica Svizzera, dopo un’indagine svolta dalla It'Is Foundation di Zurigo, ha avvertito che le lampade a risparmio energetico producono un campo magnetico il cui valore di intensità, rilevato a distanze inferiori a trenta centimetri, supera i limiti stabiliti per la sicurezza. Le lampade a risparmio energetico sono dotate di un trasformatore ed emettono campi elettrici e magnetici a bassa e media frequenza, che possono generare nell’organismo umano correnti elettriche in grado di provocare infiammazioni di nervi e muscoli. Per questo motivo, “a titolo prudenziale”, l’ente svizzero invita a mantenere “un’opportuna distanza”, soprattutto se queste lampadine restano a lungo accese e in vicinanza di una persona, come nel caso di lampade poste sulle scrivanie.


Morale della favola: le lampade fluorescenti compatte ci permettono di risparmiare energia, ma sono pericolose per l’ambiente e la salute perché contengono mercurio. Lavoriamo tutti coscienziosamente per un loro corretto smaltimento, in attesa di normative specifiche.





giovedì 8 settembre 2011

Macintosh: un computer per la vita

Dopo anni di disavventure con il PC, ho deciso di cambiare bandiera
Nel primo articolo di questo blog abbiamo detto che lo strumento principe per la nostra economia domestica è senza ombra di dubbio internet, grazie al quale possiamo attingere informazioni, fare acquisti, usufruire di servizi, ecc… Non è bello avere il PC in panne quando facciamo tutto (o quasi) su internet, specialmente se abbiamo un conto corrente on-line e facciamo tutte le operazioni al computer. Ma… meglio Pc o Mac? Digitando questa domanda su Google, escono centinaia di risultati nei quali si difendono a spada tratta l’uno o l’altro computer. Io mi sono fatto la mia idea, ma non starò qui a parlarvi di velocità, di design, di RAM, di MegaHertz, di schede grafiche, ecc… non ne sono all’altezza e sicuramente un ragazzino di 15 anni smanettone di computer potrebbe parlarvi di questi argomenti più e meglio di me, ma vi parlerò della mia esperienza personale e di una scelta di affidabilità che ho deciso di fare l’estate dello scorso anno.

La mia esperienza
Ho comprato il mio primo computer nel 1998 ed era un PC, sistema operativo Windows 95. Nel 2000 ho avuto il mio primo grande crack, non so dirvi di preciso cosa sia successo, ma l’hard disk è andato in fumo e con lui tutti i dati (documenti word, e-mail scaricate su Outlook, foto, mp3, ecc…). Dopo questo spiacevole episodio è arrivato un nuovo PC ed ho iniziato con la buona abitudine di masterizzare su cd tutti i dati ogni sei mesi circa. Nel 2003 mi sono sposato ed è entrato in casa il primo Mac, un iMac. Non era mio, ma di mia moglie, che di lavoro fa la grafica pubblicitaria, lo usava solo per lavorare e non aveva il modem attivo per navigare. Nonostante ciò, io continuavo orgogliosamente con il mio PC. È importante dire che, se non sei un esperto di computer ed hai un PC, è fondamentale avere un amico/tecnico che ti segua costantemente nei vari problemi che il PC dà di tanto in tanto. Senza l’amico/tecnico non vivi. Nel 2004 il secondo crack al mio PC, nuovamente l’hard disk da buttare. Praticamente è accaduto mentre stavo istallando un nuovo programma scaricato da internet. Questa volta non ho cambiato tutto il PC, ma solo l’hard disk. Il tecnico mi consigliò vivamente di non istallare programmi così allegramente, dicendo che Windows è un sistema assolutamente stabile se ci si accontenta dei programmi del pacchetto istallato da lui. Mi occorreva salvare dei dati dall’hard disk e lui me li recuperò alla “modica” cifra di 50 euro. Siccome al crack erano seguiti anche tutta una serie di disagi legati alla mancanza di internet, prolungata per circa un mese, decisi di non istallare più nulla, tanto con un Word, un Photoshop, un Nero e un browser avevo tutto quello che mi serviva. Mia moglie continuava imperterrita con il suo iMac.

Arriva il Mac
Anno di svolta il 2007: mia moglie cambia il computer, ma non perché il vecchio si sia rotto (otto anni di onorato servizio, mai rotto, tutt’ora funzionante), ma perché aveva bisogno di maggiori prestazioni per il suo lavoro. Arriva in casa un G5, questa volta con il modem attivo e quindi on-line, una macchina poderosa che mi ha subito creato una certa sindrome di inferiorità. Io, da parte mia, subivo il terzo crack. A detta del tecnico avevo preso un virus da internet e io gli chiesi come poteva un virus mandare in panne un hard disk, lui rispose che ci sono dei virus che riescono a far girare vorticosamente il disco rigido fino a farlo fondere e probabilmente mi era successo questo. Scopro che i Mac non prendono virus. In attesa della riparazione del mio computer, mi misi un po’ a navigare con il G5 e l’impressione era di un computer molto più veloce, molto più semplice da usare, dai colori molto più vivaci e dalle immagini molto più definite di un PC. Ma non volli dare a mia moglie la soddisfazione di dirglielo, lei aborriva i PC e me ne diceva di tutti i colori contro Bill Gates e il suo Windows. Iniziai a conoscere il mondo Apple, il suo guru Steve Jobs, la Silicon Valley, gli iPod e gli iPhones, l’orgoglio Mac. Torna in funzione il mio PC, ma da quel giorno in poi non disdegnavo andare, di tanto in tanto, sul G5 per navigare e vedere i video su YouTube, che lì andavano spediti e non a scatti come sul PC. Estate 2010: quarto crack del mio PC. Senza apparenti ragioni. Il tecnico mi disse che “i PC lo fanno”. Mentre mia moglie continuava imperterrita con i suoi computer Apple, che nemmeno si puntano una volta. A questo punto necessitava una scelta di vita, bando al mio orgoglio, bando all’orgoglio Windows, crepi l’avarizia (i Mac costano qualcosina in più rispetto ai PC), sono un quarantenne tipo e non uno di quegli adolescenti con il cacciavite in mano e i PC aperti a prendere aria, a scaricare e istallare programmi senza licenza, ad entrare nei BIOS dei PC e modificarli alla fonte, non sono capace di tutto ciò, io ho bisogno di stabilità, di sicurezza. Ho detto al tecnico di portarsi via il PC, mi sono fatto arrivare a casa un bellissimo portatile MacBook Pro e da quel giorno la mia vita è cambiata. Per sempre!

Dopo avervi raccontato la mia esperienza personale, ora dovrei parlarvi un po’ dei computers Macintosh e delle loro meraviglie, ma non credo di poterlo fare meglio della Apple stessa, quindi vi invito a visitare questa pagina: Apple computers


Morale della favola: se non siete degli “smanettoni” del PC e avete bisogno di stabilità, prendetevi un Mac. In base alla mia esperienza, il Mac è un computer stabile, efficiente e bello da vedere, costruito per durare nel tempo.


mercoledì 3 agosto 2011

La Classe Energetica degli elettrodomestici

Acquistare in modo intelligente un elettrodomestico può far risparmiare sulla bolletta della luce.
Scegliere un buon elettrodomestico è fondamentale per avere un risparmio sulla bolletta dell’energia elettrica, anche dovendo spendere qualche euro in più per il suo acquisto. Importante è leggere l’etichetta della classe energetica (o classe di efficienza energetica), un indicatore introdotto grazie ad una direttiva dell’Unione Europea che ci permette di capire se un elettrodomestico risulta conveniente per il consumo di energia elettrica necessaria al suo funzionamento. La scala di valutazione va dalla classe A, la migliore, fino alla G, la peggiore, cui di recente ne sono state aggiunte altre: A+, A++ e A+++, con lo scopo di operare un’ulteriore classificazione di merito all’interno della stessa classe. Ciò è stato necessario per valutare non solo il livello tecnologico e il risparmio energetico, ma anche altri fattori, come la quantità di acqua utilizzata, il grado di rumorosità e la produzione di calore. Nell’etichetta ogni lettera sarà accompagnata anche da diversi colori, per rendere ancor più immediato il riconoscimento delle potenzialità del nuovo elettrodomestico che ci si appresta a comprare. Pensate che tra la lettera A e la A+++ c’è circa il 50% di differenza in termini di efficienza energetica!

Risparmiare subito o nel tempo?

Molti si chiedono se spendere di più per un elettrodomestico di classe A sia più conveniente rispetto ad elettrodomestici di classe B, C o D, che magari saranno capaci di farci risparmiare qualche euro nell’immediato, ossia al momento dell’acquisto. Ebbene, i numerosi studi confermano che è assolutamente conveniente acquistare un prodotto di classe A, in quanto l’importante risparmio in energia elettrica andrà ad ammortizzare in breve tempo la spesa iniziale. Il risparmio, ovviamente, durerà poi per tutta la vita del vostro elettrodomestico. Come per ogni nostro gesto teso a risparmiare energia elettrica, non dimentichiamo l’importante contributo dato alla salvaguardia dell’ambiente, in quanto si riducono le emissioni nocive provocate da alcuni procedimenti di produzione di elettricità, come l’uso di combustibili fossili. L’obbligo di applicare le nuove targhette di classe energetica (quelle con A+, A++ e A+++) e di presentare nuovi modelli a sempre minor impatto ambientale, scatterà a partire dalla fine del 2011. Inoltre, per quella data, tutti i venditori saranno obbligati ad indicare la classe degli elettrodomestici anche sul materiale pubblicitario, sia cartaceo che su internet. Alcuni grandi marchi, come ad esempio la Candy, hanno già presentato i loro nuovi modelli di frigorifero classe A+++, capaci di abbattere i consumi di energia elettrica di più del 50% rispetto agli equivalenti di classe A, grazie ad innovativi sistemi di refrigerazione, comportando un risparmio di 220 kWh annui e con un totale di 1000 kg di CO2 emessi in meno ogni anno nell’atmosfera.

Risparmiare energia elettrica si può!
Leggere l’etichetta della classe energetica è quindi un buon esercizio per la vostra economia domestica, ma ricordatevi che potete fare ancora di più adottando dei comportamenti semplici quanto efficaci per incrementare ulteriormente il vostro risparmio. Non esagero quando dico che la prima fonte di energia nel nostro Paese potrebbe essere il buon senso, ossia limitare gli sprechi, che a volte sono vergognosi (pensate a tutte le luci accese che spesso si vedono negli uffici chiusi di notte, specie in quelli pubblici, ahimè!). Quindi seguite sempre queste sei piccole e semplici regole:
1- Quando uscite da una stanza, per favore, spegnete la luce! Il portafogli e l’ambiente ve ne saranno grati.
2- Non lasciate gli elettrodomestici in stand-by, specialmente televisori, videoregistratori, decoder, ecc…: il consumo della “lucetta accesa” può farvi spendere fino a 100 euro l’anno Munitevi di multipresa (o ciabatta elettrica) con interruttore, che spegnerete ogni sera prima di andare a dormire. In questo modo eviterete anche possibili corti circuiti e conseguenti incendi, facendo una scelta di sicurezza.
3- Accendete la lavatrice e la lavastoviglie solo a pieno carico.
4- Non comprate il frigorifero incassato nella mobilia della cucina e posizionatelo sempre lontano dal forno.
5- Evitate il più possibile l’uso del ferro da stiro, per molti indumenti è sufficiente estrarli immediatamente dalla lavatrice appena terminato il lavaggio e stenderli subito ben piegati, magari usando delle grucce per stendere maglie, magliette e camicie.
6- Usate il condizionatore solo quando è strettamente necessario e non esagerate con la temperatura, 18°/20° sono l’ideale, oltre andrete solo a mettere a rischio la vostra salute, oltre che far pesare il consumo di energia elettrica sul bilancio familiare.

Morale della favola: prima dell’acquisto di un elettrodomestico, leggere l’etichetta della classe energetica, farete del bene al vostro portafogli e al nostro pianeta. Usate, inoltre, piccoli accorgimenti quotidiani per risparmiare energia elettrica.


domenica 31 luglio 2011

Il pane raffermo in cucina

Le virtù del “Re della tavola” anche quando non è più fresco.
Chissà quanti articoli troverete su internet riguardo l’utilizzo del pane raffermo in cucina, mia nonna diceva sempre che il pane non si butta mai e sapeva riciclarlo in mille modi. Eppure è dello scorso anno la notizia che, solo a Milano, vengono buttati ogni giorno 180 quintali di pane. Luca Vecchiato, presidente della Federazione Italiana Panificatori, ha dichiarato nell’occasione “La grande distribuzione chiede ai panificatori artigianali di consegnare pane fresco in abbondanza per avere gli scaffali pieni fino all’ora di chiusura. Nei contratti è previsto il ritiro dell’invenduto da parte del panificatore, che non può fare altro che buttare tutto”. Con un sistema efficace di riciclo, invece, si potrebbe ridurre l’impatto sull’ambiente di tutti gli alimenti scartati dai supermercati e sfamare persone in difficoltà, ma purtroppo c’è ancora poca sensibilità nel nostro Paese a problematiche del genere, con il consumismo che impera nelle sue forme peggiori. Questo mio articolo vuole essere, più che altro, un messaggio antispreco e altri ne farò in futuro soprattutto sugli alimenti. Voglio partire dal pane perché è “il Re della tavola”. Abbiamo perso la buona abitudine di riutilizzare gli avanzi della tavola e il pane è uno degli cibi che maggiormente viene gettato nella pattumiera. Eppure, conservato per diversi giorni dopo il suo acquisto, esso acquisisce addirittura delle qualità organolettiche e salutistiche maggiori rispetto a quando lo si consuma fresco. Ciò perché la trasformazione da pane fresco a pane raffermo passa attraverso un processo chimico chiamato “retrogradazione dell’amido”, dove l’amido contenuto nell’alimento perde umidità e torna alla sua forma primordiale, quella che possedeva prima della cottura, diventando più saporito, più digeribile e senza più quell’impatto importante sul nostro indice glicemico. Quindi recuperare l’abitudine a conservare il pane raffermo per creare tanti piatti diversi e sfiziosi, assume anche un significato salutistico da non sottovalutare. Di seguito riporterò alcune ricette che non sono certamente tutto lo scibile dell’impiego del pane raffermo in cucina, ma ho voluto semplicemente selezionare quelle più in voga dalle mie parti.

Pangrattato
Comperare le buste di pangrattato al supermercato è un delitto ed uno degli eccessi del consumismo odierno. Quando ero piccolo questo prodotto non esisteva negli scaffali dei supermercati, ogni famiglia produceva il suo pangrattato con gli avanzi di pane fatto seccare per un po’ di giorni e poi passato al mortaio. Al giorno d’oggi sarebbe ancora più semplice produrlo grazie ai robot da cucina, capaci di polverizzarlo in pochi secondi, eppure non si fa. Riappropriamoci di questa abitudine e del modo più banale di utilizzare il pane non più fresco.

Bruschetta
Un altro modo di utilizzare in maniera molto semplice il pane raffermo è farne delle bruschette: sia che abbiate una pagnotta o uno sfilatino, potete affettarli e mettere le fette per alcuni minuti nel forno precedentemente riscaldato oppure sulla brace se avete un camino. Potete sbizzarrirvi con il condimento: olio, aglio, pomodoro, origano, mozzarella, funghi, salsiccia, prosciutto, pesto di olive e tutto ciò vi suggerisce la vostra fantasia.

Crostini
Anche questo un modo molto semplice di utilizzare il pane raffermo: qualsiasi formato di pane può essere tagliato a tocchetti, i quali verranno messi in forno in modo che diventino dorati e croccanti, quindi conditi con olio, sale e origano. In alternativa (ed è il modo che più preferisco) i tocchetti possono essere fritti in una padella con olio extravergine di oliva ed usati per arricchire il brodo, il minestrone, la minestra di lenticchie, la zuppa di pesce e così via.

Gnocchi di pane
Ingredienti: 1 Kg di pane raffermo, 2 uova, sale, farina tipo 0.
Procedimento: mettere in ammollo il pane raffermo nell’acqua per circa mezz’ora, scolarlo e spremerlo con le mani fino ad ottenere una poltiglia, quindi aggiungere le uova sbattute, sale quanto basta, farina e lavorare su un piano infarinato fino ad ottenere un panetto morbido. Prendere un pezzo della pasta ottenuta e fatene una striscia, tagliare tanti pezzetti a mo’di gnocchi. Cuoceteli in acqua bollente salata q.b. e condite con ragù di maiale.
Variante: mettete gli gnocchi conditi con il sugo in una teglia e cospargeteli con mozzarella e formaggio, infornare per mezz’ora.

Polpette di pane
Ingredienti: ½ Kg di pane raffermo, latte, 1 uovo, parmigiano grattugiato, sale, pepe, aglio, prezzemolo.
Procedimento: spezzettare il pane e farlo ammorbidire nel latte per mezz’ora, strizzarlo e metterlo in una ciotola, aggiungere l’uovo, il parmigiano, sale, pepe, aglio e prezzemolo tritati. Amalgamare il tutto e dare forma a piccole polpette che dovrete mettere in frigo per almeno un’ora, poi è possibile friggerle in olio extravergine di oliva oppure cuocerle con il sugo.
Variante: è possibile aggiungere all’impasto 300 gr di carne macinata

Peperoni ripieni di pangrattato
Ingredienti: peperoni, pomodori, pangrattato, olio extravergine d’oliva, parmigiano, olive, capperi.

Procedimento: svuotate i peperoni dei semi aprendoli dal picciolo, che metterete da parte (servirà successivamente per chiuderli). Mettete in una padella l’olio extravergine d’oliva, tagliate i pomodori a pezzetti e metteteli in padella insieme al pangrattato, i capperi, le olive e il parmigiano, fate cuocere per poco tempo girando continuamente. Prendete i peperoni e riempiteli con questo composto. Prendete una teglia, versate dell’olio extravergine d’oliva e adagiatevi i peperoni, che cuocerete in forno per circa mezz’ora.

Panzanella
Ingredienti: pane raffermo, pomodorini, sedano, cipolla, tonno, olio extravergine d’oliva, basilico, sale.
Procedimento: lasciare riposare per un quarto d’ora delle fette di pane raffermo in acqua, strizzarle e ridurle in poltiglia con le mani, quindi condire il tutto con pomodorini, sedano, cipolla, tonno, olio extravergine d’oliva, foglie di basilico e salare quanto basta.

Frittata di pane
Ingredienti: 300 gr di pane raffermo, quattro uova, latte, olio extravergine d’oliva, 70 gr di prosciutto cotto a dadini o salame campagnolo, aglio, prezzemolo, sale, pepe, parmigiano grattugiato, pangrattato.
Procedimento: spezzettare il pane e metterlo in un recipiente, coprire con il latte e lasciar riposare per mezz’ora, quindi strizzarlo, metterlo in una ciotola e aggiungere le uova sbattute, il sale, il pepe, il parmigiano grattugiato, l’aglio tritato, il prezzemolo tritato, il prosciutto cotto a dadini o in alternativa il salame, anch’esso tagliato a dadini, mescolare. Prendere una padella antiaderente, mettere un po’ di olio, far riscaldare, aggiungere una spolverata di pangrattato quindi aggiungere il composto ottenuto. Cuocere la frittata per circa 10 minuti a fuoco basso, prima un lato e poi, con l’aiuto di un coperchio, l’altro lato. Una volta completata la cottura, mettere la frittata in un piatto, tagliarla a fette e servirla ancora calda.

Pappa col pomodoro
Ingredienti: 400 gr di pane raffermo, 400 gr di pomodori, basilico, 1 porro, 1 bicchiere di olio extravergine d’oliva, 1litro di brodo, sale, pepe.
Procedimento: fare il soffritto con il porro, aggiungere i pomodori e lasciar cuocere per un quarto d’ora, quindi versare il brodo caldo, aggiungere sale e pepe q.b. e il basilico tritato finemente. Appena il sugo sarà cotto, inzuppare il pane raffermo a tocchetti e far cuocere per dieci minuti e poi lasciare riposare per circa venti minuti, mescolare il tutto con una frusta e servire con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Budino di pane
Ingredienti: 300 gr. di pane raffermo, 500 ml. di latte, 100 gr. di zucchero, 3 uova intere, 1 tuorlo.
Procedimento: far macerare il pane nel latte per circa mezz’ora, far sgocciolare dal latte in eccesso e impastare con lo zucchero e i tuorli, successivamente unire gli albumi montati e neve e mettere l’impasto ottenuto in uno stampo da budino imburrato. Mettere in forno ad una temperatura di 170° per circa 40 minuti. Servire caldo, magari glassato con il cioccolato o accompagnato con panna montata.


Morale della favola: il pane si presta a mille usi anche quando non è più fresco, imparate ad utilizzarlo dando sfogo alla vostra fantasia in cucina.



Altre ricette con il pane raffermo:
Polpette di melanzane